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L’origine
del borgo, è feudale, come testimonia la presenza di
un castello Normanno dell’XI Secolo. Ampliato da vari
signori con continue usurpazioni a danno del demanio dell’università,
il feudo fu teatro di conflitti tra la popolazione e il baronaggio
locale; assegnato ai Sanseverino e nel cinquecento ai Principi
Carocciolo, conobbe lotte intestine durante la cosiddetta
rifeudalizzazione del Seicento ed esplose in eccessi di violenze
nel 1799 e nel decennio francese le mire delle più
illustre famiglie nobiliari erano ampiamente giustificate
dalle potenzialità economiche del territorio, che riuscì
a tornare nelle mani del demanio solo con l’abolizione
della feudalità. Affascinanti testimonianze storico-architettoniche
del passato sono la Chiesa di San Giorgio a croce Tatina senza
transetto, e il castello Normanno, in parte restaurato, con
i lati due torri di età barocca che offuscano, ma solo
in parte, le bellezze originaria del maniero.
Comune di fondazione medievale
adagiato su di un colle, le cui tradizionali risorse economiche,
costituite dalle attività rurali, tendono a contrarsi
a favore del terziario e in particolare del turismo ecologico.
Più della metà dei postiglionesi, il cui indice
di vecchiaia è nella media, è sparpagliata in
minuscoli aggregati urbani e nelle numerose case sparse nelle
zone più favorevoli dell’agro postiglionese;
la restante parte vive invece concentrata nel capoluogo comunale,
che, raccolto in cerchi concentrici intorno al castello, si
va progressivamente arricchendo di costruzioni moderne ad
uso dei villeggianti estivi.
Il territorio comunale, classificato collinare, presenta un
profilo geometrico decisamente irregolare, una serie di rilievi
incorniciano il corso dei fiumi Calore, Tanagro e Sele quest’ultimo
traccia il limite settentrionale del comprensorio comunale
e precedono i monti Alburni (denominati le Dolimiti del sud
per il color Rosa che ammanta le rocce durante il tramonto),
coperti da una ricca vegetazione boschiva e dominati dal monte
della Nuda.
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